Ogni violenza compiuta sotto il sole
La vidi
E lacrime di oppressi
Nessuno le addolciva
E violenza di oppressori
Nessuno la frenava
I morti perché morti io lodo
I vivi no perché vivi
Un’ombra attraversa il Tempo. Dall’antico Egitto, dove ha avuto origine, un pericolo minaccia il destino dell’Uomo. Un segreto custodito nei millenni da chi ha scelto di non avvalersi della sua potenza distruttrice.
A Shanghai, negli anni Venti, sullo sfondo di una situazione storica e sociale caotica, tra la fine di un impero antichissimo e i montanti ideali del neonato partito comunista cinese, si muove Shanfeng, giovane servo fedele del professor Einrich Hofstadter: uno scienziato giunto in Cina seguendo le tracce del terribile Respiro di Seth, ribattezzato nei secoli come Al-Hàrith, l’appellativo di Satana nel Corano. Shanfeng però è anche uno dei migliori sicari della società segreta della Triade, che controlla gli affari sporchi di Shanghai. Dovrà infine fuggire contribuendo, in modo quasi inconsapevole, alla
diffusione di Al-Hàrith nel mondo.
Il segreto del Respiro di Seth passerà per le mani dello spietato e decadente figlio del professor Hofstadter, Dietrich, che ne farà strumento per le sue ambizioni prima a Berlino negli anni ’30 e dopo in un cupo laboratorio perso nella giungla amazzonica, con la seconda guerra mondiale agli sgoccioli. Qui si compirà il suo destino.
Il maleficio di Al-Hàrith ricomparirà anni dopo in USA dove Shelley Copeland, un’affascinante agente CIA con la morte del suo superiore sulla coscienza, dovrà contendere la venefica sostanza e un mucchio di soldi a una multiforme società segreta, l’Ariete, che per millenni ha vegliato silenziosa sugli eventi. Fino a quando un inaspettato emissario del destino giungerà a sparigliare i giochi di ognuno.
Dai diari di Einrich T. Hofstadter, vol. I, p. 48
23 marzo 1911, Frankfurt-am-Main, Germania
Finalmente siamo riusciti a decifrare il primo papiro recuperato in Palestina. Non avendo trovato quello che speravamo, avevamo perduto la speranza di poter rintracciare l’oggetto della nostra ricerca. Ma grazie al lavoro di alcuni preziosi “amici” comincia a delinearsi un quadro più completo.
I papiri fin qui esaminati hanno richiesto quasi due mesi di lavoro, in compenso mi hanno illuminato. Gamir, il sacerdote egizio, è stato abbastanza esauriente circa il “segreto dei vasi”. Ma il vero lavoro comincia solo ora. Occorre comprendere almeno in via teorica il funzionamento di quello che egli non esita a chiamare il “respiro di Seth”. Una volta stabilito questo, esamineremo i rotoli successivi, per capire dove possano essere i vasi.
Ci vorranno mesi, forse anni. Per il momento posso ancora contare sulla protezione della Loggia e sul suo finanziamento. Il Vril stesso, da Berlino, tramite alcuni confratelli, mi sta dando un aiuto prezioso. Anche se M mi ha messo in guardia: qualcuno nel Germanenorden di Monaco sembra intenzionato a crearmi degli ostacoli.
In ogni caso non intendo fermarmi, la razza umana ha bisogno di questa scoperta. Giungerà il giorno in cui potremo condividere con tutti il nostro sapere.
Subito vide la figura di Shelley Copeland, ferma sulle gambe a pochi metri dall’auto. Ecco dove si era cacciata. Ciondolava in avanti, con movenze apatiche. L’uomo rabbrividì per la visione assurda, poi cercò di capire. Strani fantasmi gli ondeggiavano sopra la testa. Qualcosa non quadrava. Faceva un freddo atroce a Baltimora quella mattina. Tornò a guardare la donna. Miss C era come un robot. Non riusciva a capire.
A poca distanza, i due uomini di Otaru rantolavano ancora a terra, anche se con minore intensità. Le pupille degli occhi voltate all’insù. Le membra piegate da contrazioni spastiche, l’espressione ebete. Di certo avevano già il cervello spappolato. Però vivevano ancora, e questo corrispondeva a quanto insegnava l’Ariete sul potere di Al-Hàrith.
Gli esseri umani in età adulta sottoposti alla contaminazione subiscono una brutale alienazione psichica, oltre ai danni fisici. Vengono soggiogati a livello mentale e ridotti in schiavitù. Ma sopravvivono, a differenza degli individui con minore resistenza: anziani, bambini, persone deboli.
Costoro muoiono in modo fulmineo, cruento, entro pochi secondi dal contatto con la sostanza.
E Shelley Copeland? Non poteva certo essere una categoria umana a sé…
.
LA tabella del barone einrich t. hofstadter
| Soggetti Normali | Portatori Sani | |
| Al-Hàrith | spasmi fisici iniziali | nessuna apparente reazione inizale |
| annullamento della volontà | prodromi allucinatori dopo un medio-lungo periodo di incubazione | |
| morte (soggetti deboli) | delirio - psicosi - morte | |
| Combinazione errata di batterio e muffa | spasmi fisici | spasmi fisici |
| catatonia irreversibile | catatonia irreversibile | |
| morte | morte |
La città. Camminava ormai da ore senza sentire più nulla. All’inizio aveva assorbito e rielaborato ogni minima informazione raccolta con i sensi all’erta. Colori, odori, rumore. L’intensità e qualità della luce, così diverse da quelle cui si era abituato in sei anni nel carcere di Tilanqiao.
L’eco del frastuono delle strade più trafficate che si riverberava svogliata nei vicoli; il mondo che sta dietro, alle spalle del resto, i commerci sottobanco, le strette di mano fugaci. La sua vita di un tempo. La libertà. Ormai non sentiva neanche il dolore ai piedi, né il peso ottuso della sacca sulla spalla; si limitava a vagare, riempiendosi di sensazioni che non faceva più nemmeno fatica a distinguere: le sentiva familiari, anche se remote.
C’era Shanfeng in ogni angolo puzzolente di pesce del porto, in ogni raggio obliquo di sole, in ogni cespo di lattuga messo ad asciugare sui tetti di lamiera, in ogni partita di mah-jongg fra vecchi seduti all’ombra.
C’era Shanfeng in ogni più nascosto anfratto di quella città. E Shanfeng non aveva un posto dove andare, o meglio, ne aveva solo uno ma non poteva andarci subito.